lunedì 21 settembre 2015

SOLITUDINI


SOLITUDINI

Quando lo aveva incontrato?

Se lo chiedeva spesso, ma le risposte non la convincevano.

Il tempo vissuto in continuità inganna: ieri sembra una settimana fa, mentre un anno fa pare ieri.

Non riusciva a collocare il momento, il preciso istante in cui aveva smesso di essere uno dei tanti per diventare una persona degna della sua attenzione.

Ci avevano provato anche insieme a tracciare quel momento, eppure non ricordava di averlo visto arrivare con i capelli lunghi fino alle spalle.

No, non lo ricordava proprio.
Ricordava piuttosto vagamente di averlo intravisto tra altri volti, ma senza troppa attenzione.
Era  molto selettiva e già da un po’ aveva deciso che non valeva la pena di perdere tempo: sentiva  di non averne una riserva inesauribile e quindi i suoi occhi, ancora prima della sua mente, escludevano tutto ciò che non le pareva  interessante.
Sembrava sentire il ticchettio di un timer: non aveva più tutto il tempo che avrebbe voluto, ma solo una parte.
Comunque, non aveva alcun ricordo di lui fino a quella sera.
Una sera diversa, tirata a lustro da un'atmosfera di festa che non sentiva più: una di quelle serate di ricorrenze obbligate che le stracciavano i sentimenti.
Cosa c'era da festeggiare?
Natale, sì era un sera poco prima del Natale.
Non era pronta a festeggiare, era ancora troppo presto. Tutta quella allegria forzata: le luci, i pacchetti luccicanti, i baci e gli auguri tra sconosciuti.....no, non era pronta.
Ma quello era il gioco ed a quello si doveva giocare.
Nascosta sotto la sua veste di scena ufficiale, ascoltava la propria chiacchera indolente con emeriti estranei.
Un sorriso ed un tono collaudato: lo usava già tutto il giorno e tutti i giorni e  qualche ora in piu o in meno non faceva differenza.
"Chi ha scelto questo ristorante?"
"Hai sentito? Gianni non viene: se beve troppo, poi non riesce a tornare a casa"
"Ci siamo tutti???? Manca qualcuno???"
"Aspettate, Corrado sta parcheggiando!"
"Il posto merita: c'è una rocca dei Visconti ancora in ottimo stato"
Ascoltava e si chiedeva come facessero ad essere tutti cosi bravi a riempire il silenzio: perché era quello che facevano, in fondo a nessuno interessava essere lì.
Era  una liturgia che lei stessa aveva voluto quando ancora credeva nella “magia del Natale”; qualcosa poi si era rotto, ma la liturgia rimaneva intatta e sopravviveva a lei stessa.
Lei era lì e  ne era spettatrice: non si lamentava, andava bene cosi.
Un po’ di noia, forse, ma la serata se ne sarebbe andata via velocemente.
Il tempo di una cena , di un brindisi e di tanti auguri.
Auguri di cosa, poi.
Stava lì, fuori dal ristorante insieme agli altri,  quando la quiete della sera di quel borgo fuori città venne rotta da un rumore assordante.
Dal silenzio al caos più totale: le chiacchiere inutili si tacquero accompagnate da una smorfia infastidita
VROOOOOOM VROOOOUJMMM VRR
"E schiantati, cretino!"
Fu proprio la sua la prima voce, alta, netta e soprattutto infastidita: detestava i centauri idioti, quelli che ti fan sobbalzare di spavento senza motivo.
In una strada di campagna poco illuminata,  in una sera poco prima di natale: poteva essere solo un cretino!
"E’ Chicco! Se va avanti così… hai ragione:prima o poi si schianta!"
Per lei il nome era esclusivamente collegato all’obbligo di inserire  il riso nei menu: era quello diversamente alimentato.
Arrivò con andatura ciondolante, si tolse il casco, abbracciò con  trasporto il suo collega più anziano e poi si  girò verso di lei sorridendo.
In quel momento lo vide per la prima volta.
Gli sorrise.
Un sorriso allo specchio.
Non si parlarono per tutta la serata.
Non era necessario.

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