domenica 27 dicembre 2015


NEMO
Seduta

Gambe incrociate

Aspetto

Occhi che guardano il vuoto

Sei lì

Con i tuoi occhi pieni di pioggia

Mi aspetti

Non c’è mare, né cielo, ne spazio

Né tempo

Ci sei e ci sarai

Non saprò mai dove trovarti

Mi troverai

Mi hai sempre trovata

Sono una bambina perduta e ti cerco

Sono una donna perduta e ti cerco

Ieri come allora

Il mio papà era alto, bello ed aveva gli occhi grigi

Pieni di pioggia

Come questo tempo che non riesce a decidersi

Aggrappata ai tuoi pantaloni

In una immensa piazza rotonda e vuota

Mi sollevi in una nuvola di tabacco e colonia della domenica

Mi guardi attraverso gli occhiali spessi dalla montatura strana

Ci vediamo

Ogni tanto

Tra le tue lenti ed il mio broncio

Lo sguardo umido di questa sera


S.M. (c) diritti d'autore riservati per legge
27/12/15 Poesia inedita
foto:web



Del Bianco

Bianco ed ancora bianco
Come il tuo nome

Tutto si annulla e scompare

Niente più case

Né vie

Ne alberi

Camminiamo e non ci siamo

Ombre nel bianco lattiginoso che confonde gli sguardi

Una mancanza di profili che sperde

La nebbia ti inghiotte

E ti risputa

Pallini colorati che si inseguono negli occhi

Caleidoscopi del pensiero

Ti inseguo e ti perdo

Nel silenzio, ritorni

Anima mia

Risorgi nei miei Natali di nebbia di sigaretta

Fumi di giochi a carte

Risorgi nei piatti lanciati con rabbia

Natali che non hai voluto

Ai commensali non tanto ignari

La nebbia ti confonde

Natali che non hai avuto

E ti risputa altrove

In altro tempo

In altro luogo

Un altro tempo

I piatti non si lanciano più, me lo hai insegnato

Con il tempo

50 anni non si lanciano nel vuoto

Come i piatti

Come i soldini nel poker di tanti anni fa

Ma c’è nebbia

Oggi

Nebbia nei miei pensieri

Chiudo le finestre

Nebbia dentro e fuori di me

S.M.

Natura
Nascere sola

E sola vivere

Giochi inventati ed amici immaginari

Il Natale lo condividi con te

Diventa un’abitudine

La vita è una raccolta di sentimenti per caso

Per amicizia

Per amore

Nessuna costrizione

Nessuna abitudine alla compagnia

A volte, solo paura di quella solitudine antica

Figlia sola

Animale anomalo

Accolta sotto un manto caldo

Nulla ho da condividere

Poiché nulla ho condiviso

Intenerita da un abbraccio

Raggelata anche da una sola parola

Guardo i resti di una tavola festosa

Gli occhi si annebbiano

Tornano gli amici immaginari

Torna quel sorriso

Quello d’ordinanza

Lontano, l’eco di una voce

“BASTA”

E sarà pace di nuovo

E sia!

S.M.

mercoledì 23 dicembre 2015



Impasto angeli di biscotto

Mentre le verdure diventano più verdi

Tutto pronto per Natale

Angeli di pasta

Perché altri non ne esistono

Verdure più verdi

Per il cibo degli angeli

Che mai mangerebbero carne

Cuocio ed impasto

Quasi una danza

Dentro e fuori è tutto un suono

Una Milonga tra me ed i sapori

Angeli con la boccuccia rossa mi prendono per mano

Mi tuffo una crema

Nuoto in una salsa

Non tocco, anzi tocco ed assaggio

Colori e sapori che ancora non conosco

Sperimento

E danzo

La compiutezza sarà con gli altri

I sapori si uniranno alle voci

I visi si arrosseranno di vini

Avrò finito di impastare e preparare e cuocere ed infornare ed impiattare

E tutto sarà vivo dentro di noi

Conosciuti

Sconosciuti per sempre

Famiglia di mondo

S.M.

martedì 22 dicembre 2015



Risvegli

E se ci fosse un ‘altra alba

Un altro giorno

Un altro tutto?

Un risveglio sereno

Con il sole, magari

Odore di sugo della domenica

E millefoglie sul comodino con il tea

Pronte da mangiare

In quella penombra che rendeva tutto più dolce

Una radio a fare compagnia

Domeniche lente ed oziose

Attendendo dei lunedì

Incompiuti di curiosità

La voce dalla cucina chiama

Impaziente

Ti giri nel letto una volta ancora

Stirando i muscoli

Uno ad uno

Una luce nuova già filtra dalle tapparelle

E’ un’altra alba

E mi sveglierò ancora

S.M.

lunedì 21 dicembre 2015


VITA

Scrivo

Furiosa

Parole che girano inutili

Intorno ad un vuoto che non posso riempire

Mi hai parlato di un viaggio

Quel viaggio

L’ultimo

Una notte affollata mi ha buttata all’indietro

Volti trasfigurati

Occhi gialli

Accuse di tutto il male

Il loro

La mia indifferenza alle ferite

Le loro

Erano tutti lì

In attesa

Una lunga fila di petulanti

Ciascuno a chiedere conto di un ricordo

Il proprio

Il passaggio non è calma

Se non hai conosciuto pace

Si lamentavano lungo la notte

Un’ aggressione

La mia anima dolente non li vuole più vedere

Scrivo furiosa

Non trovo parole per il saluto

Per quel viaggio

Batto sui tasti rabbiosa

Viva

Scrivo e riscrivo

VIVA

S.M.

sabato 19 dicembre 2015



Se un sogno inizia questa sera

Corri con lui

Con la coda della cometa che tutti i sogni hanno

Ed hanno avuto

Guardando lo stesso cielo

Con le stesse stelle

Se un sogno inizia questa sera

Che sia per sempre

Come lo sono stati tutti i sogni

Di tutti i tempi

In tutte le terre del mondo

Se un sogno inizia questa sera

Che sia per sempre

Anche se per sempre non sarà mai

Come non sarà il nostro respiro

Il nostro sguardo

Guarda i miei occhi

Questa sera

Per sempre

S.M.

Angolo retto

Muro

Tavolo

Un mobile cucina

Una sedia al centro

Io dentro

Avvolta dal triangolo magico

Spalle coperte

Protezione dal mondo

Un corpo abbandonato

Mattoni di muri immaginari

A lato, una parete lucida e reale

Dove la luce del mattino abbaglia, per un po’

Fino a lasciar passare il tempo

Adesso c’è la penombra della sera

La sedia è sempre lì

Protetta

Siedo fiduciosa

Dov’eri? Dov’eri in questa notte senza respiro?

Dovevo alzarmi

Camminare al buio, tentoni

Trovare la mia sedia

Sarei stata protetta

La testa non avrebbe più urlato

Le spalle si sarebbero distese

Avrei respirato

Forse

Siedo tra un muro ed un tavolo

Mentre il mondo scorre

S.M.



Silhouette nere su sfondo bianco

Disegnate sul muro

In sequenza

Corrono lungo un perimetro freddo

Si guardano senza vedersi



Contorni animati

Si toccano qua e là



Parole vuote di cortesia

Riempiono il presente conosciuto

Attendendo il futuro

Ignoto

Come sempre

Una veglia in vita

Per il morto che verrà

Fatta da figurine senza senso

Alzando l’ennesimo bicchiere

S.M.

martedì 15 dicembre 2015





Messaggio perduto



Prendimi tra le tue braccia

Cullami come fossi un bambino

Parole tranquille

Sono notti tormentate

Tolgono pace

Cullami

Come hai sempre fatto

Gesti calmi

Il calore arriva

Lento

Cullami fino a che io possa chiudere gli occhi

Finalmente

Cancella il mio mento che trema anche questa sera

Fammi dormire

Prendimi tra le tue braccia, amore mio

Avvolgimi di te

Asciuga le lacrime che non riesco più a fermare

Fammi girare con te questa notte

Sfidando il mondo

Come dicevi avrei saputo fare

Abbraccia la mia anima indifesa

Rimbalzata dalle note di un passato

Risuonata nell’eco di un pianoforte

Dai toni orientali

Suonato a memoria ed istinto

Lettere e note dei miei pensieri

Non sarò mai come avrei voluto essere

Dovuto?

Stringimi a te e cullami

Per questa notte finita.

S.M.



lunedì 14 dicembre 2015




Regalo parole

Solo quelle so dare

Né amore, né sentimento

Suoni nel vento

Non mi hai insegnato altro

Di quei suoni mi hai nutrito

Di parole

Quelle che non sapevi parlare

Suoni dolci e stranieri

Ragione e follia

Vicina o lontana da un vento di mare

Le parole della nostra vita insieme

20 minuti sospesi

La tua fine

Respiro attento ad ogni battito

Il tuo silenzio per sempre

Un solo anello perché tu mi stessi ancora accanto

Ho imparato

Ogni sospiro è sentito

Ogni brivido è filtrato

24 anni di 20 minuti sospesi

Aria che non respiri

Suoni che non senti

Corpi che ti scorrono addosso

Una mano che ti stringe e non sai chi è

Regalo parole

Sigla esteriore di un essere che forse non sono

Regalo parole arrivate dal nulla del tempo passato

Il tempo è nulla

20 minuti sono il nulla

Ed il tuo nulla è per sempre

S.M.

domenica 13 dicembre 2015



14.12.1991



E’ una settimana strana: la mamma, la mia mamma, ha un’influenza che non vuole passare. Non ci sono antibiotici, riposo o brodini che tengano: non passa. Non ha voglia di fare niente ed io non riesco a capire. Di solito, è combattiva, battagliera. Non questa volta. Io continuo la mia vita di sempre: casa, lavoro, deviazione la sera a casa dei miei, preparo la cena per loro , ma lei non mangia, e poi si replica una volta ancora a casa mia.

E’ morto da poco Freddy Mercury e le radio rimandano all’infinito i brani del suo ultimo album: bella musica, anche se un po’ troppo pregna della fine imminente.

La sera, tra casa e lavoro, mi fa compagnia: le casse “a palla” mi aiutano a superare la stanchezza e a non fare caso a questa nebbia opprimente.

La nebbia a Milano è scomparsa da qualche anno, ma in questo 1991 è ritornata invadente: è giovedì e faccio fatica a trovare quella strada conosciuta.

La strada di casa.

Di casa, perché la casa della mamma è ancora casa mia, nonostante tutto. Nonostante ne sia uscita già da tre anni.

Abitudini affettive? Forse iniziano così.

Ho comprato dei tortellini: chissà mai che possano stimolare un minimo di appetito.

Arrivo.

Saluto.

Mio padre è assente, come sempre.

La mamma è a letto: si alza solo a brodino e tortellini preparati.

Rimesta nel piatto.

Beve il brodo e lascia i tortellini, “Non ho fame, non mi vanno giù”: bella soddisfazione, mi sono scapicollata per trovarli freschi e buoni.

Mi guarda. ”Sei stanca. Sei proprio stanca: vai a casa a riposare!”

“Ci vediamo domani?”
“Stai tranquilla, vieni sabato”

E’ venerdì, dall’ufficio, mi affanno a chiamare il medico per capire cosa sta succedendo: non ho mai visto la mia mamma così abbattuta. Per un’influenza, poi. E così, dopo varie insistenze al limite dell’insulto, scopro che non è proprio un’influenza, forse una polmonite. Scpro che la mamma è molto debole, ma che con le opportune medicine ed un po’ di riposo, si riprenderà…sarà più lunga di un’influenza, chiaramente.

“Grazie per avermi avvisato!”

“Non conoscevo il suo numero”

Ma se mi hai avuto tra i tuoi pazienti fino a ieri!

Domani è sabato e mettiamo le cose in ordine: almeno per due giorni me la tengo sotto controllo!

Sabato mattina mi presento a casa.

Sono qui per aiutare!

Improvvisamente, non so da dove inziare: per la prima volta mi accorgo che da tre anni, qui è tutto lasciato andare. Io non ci sono più e non si salvano neppure le apparenze.

Arieggio una stanza da letto chiusa da troppo tempo, cambio le lenzuola, pulisco il bagno e poi, poi la cucina: come si fa a cucinare così? Pulisco, riparo, ripulisco e poi cucino: mia madre mi guarda stranita. “Adesso vorrei riposare”

“Non c’è problema, mentre riposi, faccio un salto all’IKEA a prendere un paio di cose che servono”.

Per tanti anni non riuscirò più ad andarci all’IKEA.

Le rimbocco le coperte, accendo la TV per papà ed esco.

Torno alle 18.30, forse qualche minuto dopo. Apro la porta e sento un respiro pesante, pesantissimo.

“Mamma!”

“Chiama qualcuno, non riesco a respirare! L’ho detto a lui ma non mi ascolta” 

Papà è in un altro mondo: come ti può sentire?

Ho un sacchetto in mano.

E’ per terra.

Davanti alla porta d’ingresso c’è il telefono: Guardia medica.

Una voce anonima risponde ed io spiego.

Spiego che la mia mamma ha l’influenza, anzi no la polmonite, che si sta curando, che oggi stava meglio ma che adesso…il respiro è talmente forte che non sento cosa mi dice…o meglio “Respira ancora?”  Ma certo che respira, mandate qualcuno!”

Passano pochi minuti, arriva un’ambulanza, entra un medico. La visita, la ausculta e mi dice che il peggio è passato, ma è meglio portarla in pronto soccorso per controlli.

Va bene.

Lei, che aveva sempre tenuto una camicia da notte “buona” per l’ospedale, mi guarda con il mio maglione rosa addosso, quello che io non metto più perché è infeltrito, e mi chiede “Vieni anche tu, vero?”

“Certo, avviso Marco per il papà”: non possiamo lasciarlo da solo.

In tutto questo trambusto lui è assente. Non gira neanche il capo quando lei esce dalla porta su di una barella. Ed io dietro.

L’ambulanza: non ero mai stata su di un’ambulanza.

La caricano. Mi aiutano a salire e a sedermi di fianco. Una mascherina sul volto. L’ossigeno.

Da dentro il rumore della sirena è diverso. Ovattato. Lo sento entrare nel cervello ed amplificarsi, come se fossi fuori.

Lei non lo sente. Respira. Più calma. Respira da quella mascherina di plastica, con gli occhi chiusi.

L’ospedale più vicino è a dieci minuti di macchina, ci dirigiamo lì.

A pochi istanti dall’arrivo, la mamma apre gli occhi, mi guarda, con la mano allontana la mascherina miracolosa dal viso: “Basta, basta, sono stanca”.

Arriviamo al San Paolo in codice rosso, ma questo lo avrei capito solo dopo.

Giù dall’ambulanza, dentro, di corsa. La barella scompare dentro un cubicolo, dove io non posso entrare. Esce un medico, mi fa delle domande. Rispondo. Rientra. Si apre la porta del cubicolo e vedo mia madre con i seni scoperti e la testa abbandonata di lato. Si richiude la porta. Minuti, secoli, attimi.

Lo spazio di una vita.

20 minuti reali.

“Signora, sua madre non ce l’ha fatta. Questa è la sua fede nuziale”

Sento il pavimento molle, un rantolo mi viene alla gola e sto male, male, male “La mamma no, non la mamma!” e adesso?

E papà?

Ed io?

Ed ancora io?

Con la fede nuziale in mano e non so quante gocce di calmante che mi hanno dato a tradimento, ho telefonato a casa, alle cugine a qualcuno che mi venisse a prendere e non mi lasciasse sola: sola con la mamma morta.

Non ho chiamato papà: glielo dirò, anche se non capirà esattamente cosa vuol dire.

Ho lasciato Marco con lui: non può stare da solo.

Io sono andata a casa ed ho stracciato tutte le letterine d’amore da adolescente che avevo scritto nei miei ventotto anni di vita.

Mi sembra di avere la testa vuota, incapace di pensare e di agire.

Sento la voce della mamma: “No sta lì a piattulala

Show must go on, dice la canzone che ho sentito tante volte queste sere nella nebbia.

Non piango.

Ho ripreso a vivere il mattino dopo: come se nulla fosse successo.

No, non ho pianto.

Non c’era tempo per soffrire.

S.M.


L’Emporio della Vita Migliore



Composta

Schiena dritta

Scarpe fuori moda

Borsa anonima stretta al fianco

Chissà mai che qualcuno volesse portarla via

Un accenno di mano aperta

Contro il petto

Dritta

In piedi

Immobile

Ferma sullo spigolo di un angolo acuto

Globi sfavillanti

Sospesi sopra di lei

Non la vedeva nessuno

Ghirlande di luce

A rendere una via luminosa anche senza sole

Ma la luce non aiuta a vedere

Stendi il braccio!

Apri la mano!

Aperta, ben aperta

Apri le braccia e tendi le mani da riempire

Non ce la puoi fare

La mano contro al seno

Lotta per non andare altrove

Sguardo fisso e smarrito

Alla vigilia di un Natale che mai avrebbe potuto immaginare

Cosa compro questa sera?

Dove si trova l’Emporio della Vita Migliore?

S.M.

giovedì 10 dicembre 2015








Prepara le scatole


Una di fianco all’altra


Ci vuole ordine per riempirle


Ci vuole ordine


Per fare ordine


Riempile della tua innocenza


Rincalzale con il tuo senso del dovere


Chiudile con la vita che hai vissuto


Carta e carta


Parole e parole


Anni ed anni


Nessun senso


Scatole smontate


Si rimontano da sole


Guardale


Allineate sull’orizzonte del tavolo della tua vita


Da mattina a sera


Di sole e di nebbia


Tanta nebbia


Riempile di quella nebbia, se vuoi


Di niente


Riempile d’aria


Faticherai a portartele via


Una sull’altra


Un giorno dopo l’altro


Che poi diventan tanti


Prepara le tue scatole


Piene di te


Per i tuoi momenti migliori



S.M.
(c) diritti d'autore riservati per legge
10/12/15 Poesia inedita
foto:web

mercoledì 9 dicembre 2015




Ballata della memoria perduta



Come posso darti memoria

Memoria del nostro amore

Come posso darti il ricordo

Se tutto hai cancellato



Potrei raccontarti di quel nostro sguardo distratto

Quasi un’alba di novembre

Tra una finestra ed una luce

Occhi di pioggia che prendevano l’anima

Inconsapevoli ed innocenti



Come posso darti memoria

Memoria del nostro amore

Come posso darti il ricordo

Se tutto hai cancellato



Ti potrei narrare del nostro primo bacio

All’ombra della luna di un ponte ormai distrutto

Del mio vestito strano

Del freddo che avevo

Fuori e dentro

Del tuo respiro affannato

Arrivato alla riva

Placato



Come posso darti memoria

Memoria del nostro amore

Come posso darti il ricordo

Se tutto hai cancellato



Se potessi, ti farei vedere il film di noi due

Sotto la pioggia

Presi e lasciati 1000 volte

Bambini

Le tue spalle si allontano su di un ponte piovoso

Io corro e ti raggiungo

Camera in soggettiva

Baci bagnati di pioggia

Disperata voglia di vivere



Non lasciarmi



Come posso darti memoria

Memoria del nostro amore

Come posso darti il ricordo

Se tutto hai cancellato



Ti posso raccontare di come eravamo

Anime giuste in momenti sbagliati

Fantasie di vita che non avremmo mai vissuto

Ebbri di musica e parole

E lettere

Tante parole su carta a quadretti

Memorie di scuola

Gettate

Di questo mese

Una sera di tanti anni fa

Cresciuta d’improvviso

Da sola



Come posso darti memoria

Memoria del nostro amore

Come posso darti il ricordo

Se tutto hai cancellato



Potrei dirti come ci hanno visti

Incuranti del mondo

Pieni di voglia di noi

Incapaci di non pensarci

Persi nella nostra assenza

Lentamente lontani



Come posso darti memoria

Memoria del nostro amore

Come posso darti il ricordo

Se tutto hai cancellato



Come posso raccontarti il nostro addio

In una sera come tante

Davanti a quella poca acqua che ci culla da sempre

E che ancora è lì

Penombra e musica di sottofondo

I primi video di un’epoca che cambiava

Cambiavamo anche noi

Senza scene e senza lacrime

Non quella sera



Come posso darti memoria

Memoria del nostro amore

Come posso darti il ricordo

Se tutto hai cancellato



Mi hanno detto che sono caduta nelle tue braccia

Nel giorno più difficile

E tu mi hai raccolta

Prima che cadessi

Un’altra epoca ed un altro tempo

Non c’era più nulla da nascondere

La solitudine ci avrebbe fatto compagnia

Soli da noi



Come posso darti memoria

Memoria del nostro amore

Come posso darti il ricordo

Se tutto hai cancellato



Ci siamo toccati il cuore

E siamo fuggiti

Frugo tra i miei ricordi migliori

Ti penso

Parlo ancora in Inglese

Legami profondi

Al di sopra di noi

Danzano in Minuetto con la nostra piccola vita

La mia memoria non è la tua

Come posso darti memoria se non ricordi il giorno del nostro addio?

S.M.