Era di martedì?
No, non ne era certa.
Era un giorno della settimana che non era né lunedì,
né venerdì.
Forse giovedì. Sì, forse giovedì.
Ma non si andava a scuola giovedì pomeriggio?
Le venne un dubbio: forse era di martedì ed anche
di giovedì.
Dipendeva dai turni.
A scuola la mattina: martedì.
A scuola al pomeriggio: giovedì.
Forse.
Era un dettaglio quasi insignificante, ma per la
sua orrenda memoria da pachiderma voleva dire molto.
Ricordare era diventato quasi un suo vanto e
quindi: martedì o giovedì?
Si impose di interrompere quell’esercizio
mnemonico: non era così importante, oggi.
Il pensiero era andato a quei giorni alternati per
colpa di un piatto, anzi di alcuni piatti di ceramica bianca.
Ricordava benissimo il giorno ed il momento in cui
li aveva avuti in dono: momenti concitati di smobilitazione di case e ricordi.
"Ti interessa? Lo vuoi?" e lei, stordita
da tutto quel aprire, catalogare, chiudere ed impacchettare oggetti, acconsentiva.
Immersa in tutto quel gusto che a lei mancava; travolta
da quei tanti piccoli dettagli che cercava di mandare a mente velocemente per
poterli poi replicare in quel futuro che sperava di poter gustare e vivere
meglio di quel momento.
Tanti oggetti ed ognuno con una sua storia.
Alcune le conosceva; altre le sentiva sue perché
erano anche i suoi ricordi e le sue stesse sensazioni ad esserle ritrasmesse da
quegli stessi oggetti che le passavano per le mani e che diligentemente
impacchettava per riporli in scatole da aprire altrove, per un’altra vita.
Arrivarono infine quei piatti: degli onesti piatti
da dolce con decorazioni tipiche di quell'Inghilterra che faceva parte dei suoi
sogni di qualche anno prima.
Alfabeti e numeri romani a significare un eterno
orologio e degli strani gattini dallo sguardo umano posati artificiosamente in
un paniere.
"No, quelli no. Non li tengo"
Li aveva già incartati in quella plastica con le
mille bollicine.
"Ti dispiace se li tengo io?"
In quei momenti di furore da trasloco era difficile
chiedere, non voleva sembrare invadente: era già tutto tanto doloroso.
Quei piatti le piacevano proprio: li tenne.
Arrivata a casa, li ripose diligentemente insieme
ad altri loro simili adibiti al servizio del dessert. Erano scompagnati e non
erano neppure 4. Vennero destinati a prestarsi come gentili portate per
cioccolatini pregiati per Natale od altre feste particolari.
Una volta ripuliti, tornavano nel loro buio
rifugio.
Non pensò mai fossero di particolare valore, ma le
erano cari.
Forse per quel senso di Inghilterra che aveva tanto
amato e mai potuto veramente vivere.
La vita, a volte......
La vita, a volte, gioca con noi.
Molti anni dopo, riuscì ad avere una piattaia: la
desiderava da tanto tempo pur non avendo i piatti giusti da esporre.
Le piaceva l'idea, ma non aveva mai pensato a
comperarsi dei piatti degni.
Una sera la trovò posizionata in cucina cosi come
l'aveva pensata, ma VUOTA.
Aprì la credenza, cercò e trovò dei piatti con
scritte arabe che aveva scelto molti anni prima: li posizionò e capì che li
aveva comprati proprio per quella piattaia, anche se la piattaia all’epoca non
esisteva ancora.
E poi?
Riaprì, ricercò ed ecco quei piatti bianchi con
lettere e numeri e gattini: quell'idea di Inghilterra che su di una piattaia di
sapore antico sarebbe stata perfetta.
Sì, le piaceva.
Rimirà il risultato e scattò una foto con domande e
dedica
"Contaminazioni culturali: me le ha insegnate
tua madre, anche se non si ricorda da dove arrivano i piatti bianchi"
"Non sono sicura, ma penso siano di mia nonna …."
Erano le parole della sua amica, quell’amica che aveva
la capacità di farla viaggiare velocemente a ritroso nel tempo.
Le era già successo di aprire, con lei e solo con
lei, una finestra con vista sul passato.
Era martedì o giovedì?
Era martedì o giovedì quando saliva le scale di
quel palazzo rivestito di marmo bianco?
Suonava il campanello e la porta si apriva su uno
strano mondo abitato da quella donna che tanto le ricordava un personaggio da
romanzo giallo: nei tratti si intravedeva una bellezza lontana, in quel presente
era ormai piuttosto rotonda, una voce squillante, uno sguardo ardito e
luccicante ed un sorriso sempre pronto.
Profumo di frullato di frutta.
Attorniata da gatti e questo non era un dettaglio.
Ne ricordava uno in particolare: il duca di Gloucester.
Un gatto gigante, bianco e rosso, due occhi grandi ed intensi, forti artigli in
mostra poco inclini alla socialità.
In quel viaggio a ritroso, le vennero in mente i
pomeriggi passati accoccolate sui tappeti ad ascoltare musica di dischi a 45
giri, che arrivava da un improbabile mobile con giradischi mono. Loro due
sedute, quasi sdraiate, sotto una
specchiera che arrivava fino al soffitto.
La porta del salotto restava chiusa per tutto il
tempo in cui erano lì, prese a fantasticare del futuro o del presente cullate
da quel suono a bassa fedeltà. A volte, la nonna appariva senza quasi far
rumore per chiedere e capire. Si sedeva accanto a loro e sembrava così vicina,
molto più vicina di quanto la sua età le permettesse di essere.
Un giorno, mentre piagnucolava sulla sua poca
avvenenza, la nonna interruppe la sua lamentela: "Mi ricordi la figlia di
un mio amico Inglese, le somigli veramente tanto.”
Arrossì.
Aggiunse "Come te, anche lei aveva un naso...un
naso importante: è diventata una donna molto affascinante! La bellezza è anche
personalità, ricordatelo!"
Arrossì ancora di più.
Quel sapore di Inghilterra che non avrebbe mai
conosciuto.
Se quei piatti erano veramente i suoi, le pareva
adesso più chiaro il perché le fossero stati così cari in tutto quel tempo.
Quel senso di Inghilterra, quei gatti quasi
invadenti, quella specchiera che arrivava fino al cielo: quella promessa di un
futuro migliore di quel presente così pesante.
Lasciamo qualcosa di noi in ogni oggetto che ci è
appartenuto.
Gli oggetti non sono nulla, ma il nostro segno ha sempre un
senso.
Quel senso di Inghilterra era ancora
presente dentro di lei.
Bellissimo, molto commovente poiche' mi ricorda la mia cara nonna paterna! Da verificare l'origine dei piatti ma sono sicura che e' cosi!!
RispondiEliminaDa verificare ancora il giorno: martedì o giovedì? o mercoledì? non ho preso in esame Mercoledì
RispondiEliminaSapore di nonna!
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