giovedì 8 ottobre 2015



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LA COLONNA SONORA
 
Forse era iniziato tutto da un vecchio juke box che suonava in quel baretto costruito sul limite della sabbia, poco prima della spiaggia.

Una monetina spesa per sentire il disco di quell’estate.

1974

Una musica che si sentiva in continuazione, una ballata semplice ed orecchiabile con parole nuove che tutti quelli più grandi potevano aver detto e pensato almeno una volta.

Le piaceva quella musica semplice e facile da cantare; soprattutto le piacevano quelle parole che sentiva vicine a quello che credeva di poter provare: prima o poi sarebbe successo anche a lei.

Non era ancora il tempo del suo piccolo grande amore.

Banale, di quella banalità che permea la nostra vera vita.

La nostra vita quotidiana: povera, reale e vera.

Sarebbe stata la colonna sonora costante di tutto quel lungo periodo tumultuoso che partiva partito da quegli undici anni fino alla sua vera ed autentica gioventù.

E oltre.

Anche se Oltre, è un’altra storia.

Si rivedeva, accoccolata ad ascoltare il mare, sognante e persa in quella nenia quasi ripetitiva, insieme alla sua amica, ascoltando i suoi ricordi di quei primi amori: ancora incosciente della sua femminilità.

I pomeriggi di Sabato a Milano avevano anche un sapore malinconico, accompagnati da un lamento che già suggeriva che nulla avrebbe mai più potuto essere uguale. Non sapevano ancora cosa voleva dire ma iniziavano a capire che si poteva soffrire dei loro stessi bei sentimenti.

Un velo cupo la avvolse, SOLA quando lei partì e la solitudine fu il leit motiv di quella stagione. L’avrebbe seguita per sempre, era ancora lì in quel momento, seduta su una sedia di cucina, le spalle protette da mura solide, il cuore rotto di malinconia.

Un risveglio quasi adulto, conscio della vita che passava, ma che per lei era adesso. Gli occhi colmi di lacrime di emozione mentre guardava un tramonto, con suo padre vicino, con la loro pioggia negli occhi e nei pensieri. Con la consapevolezza che non poteva e non avrebbe mai potuto salvare tutti i vecchi che le sarebbero passati accanto. Con la consapevolezza che non avrebbe potuto salvare neanche se stessa.

Aspettando presente e futuro.

Vedeva la sua sigaretta brillare rossa sotto le luci delle sua periferia e sentiva la rabbia salire, quella che voleva farla andare via: una voglia di fuga che le sarebbe rimasta dentro.

Fuggire, fuggire da tutti e per sempre.

Fuggire per ritrovare quell’azzurro scalzo in cielo ed il vento di Marzo… fuggire per ritrovare uno sguardo preciso perso in una fotografia.

Nelle fotografie della sua memoria, forse.

Fermo immagine.

Non sarebbe mai fuggita.

Un’altra scena, quella di uno stadio pieno di gente e lei che cantava a squarciagola provando a seguire suoni e parole.

Parole.

Soprattutto parole.

Parole che ricordava una per una, anche senza volere.

Riprese in tutti i suoi diari, nelle lettere che scriveva, nelle poesie da adolescente, anche in quelle che poi avrebbe ripudiato!

Suoni che la cullarono infinite volte.

Una colonna sonora.

Dolce ed in crescendo, come è la mia vita.

Dimenticando il buio; dimenticando il passato, dimenticando l’orrore.

Parole di banale speranza.
 “Un azzurro scalzo in cielo, il cielo matto di marzo e di quel nostro incontro al centro, tu poggiata sui ginocchi e gli occhi tuoi per sempre nei miei occhi”

Il resto, tutto il resto, gli altri suoni e le altre parole, quelle mature, fatte di sangue e di fatica, di passione, di sensualità, quelle parole sarebbero state parte di un’altra storia.

Citazioni sparse e melodie infinite.

Oggi, per curiosità, ascolta tutto e poi sceglie.

Musiche e vocalità: le parole sono passate in secondo piano, le ascolta solo se veramente importanti.
Il tempo l'aveva resa pigra.

Se, sintonizzando la radio durante un viaggio, percepisce una parola, anche una sola parola di quei momenti, si ferma: è la sua colonna sonora e la ascolta sempre con il sorriso sulle labbra;  le parole cantate e ritmate  arrivano dirette dalla memoria di quei momenti all’oggi.

Dalla pancia alle labbra.

Dal cuore al cervello.

Questa sera ancora.

voglio andar via, i sogni cercano dove, ma via!

2 commenti:

  1. Accocolati ad ascoltare il mare lo ricordo bene, Claudio Baglioni...come dimenticare quei momenti trascorsi ad ascoltarlo!

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  2. un ricordo è un ricordo da condividere

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